“Fascination/Disintegration” FOREVER ALIEN intervista / Musica

intervista a FOREVER ALIEN
a cura di Anna Lisa Di Mezza
[for english version click here]

Abbiamo fatto un’interessante chiacchierata con Johnny Jay, aka FOREVER ALIEN, artista e produttore italiano con sede a Edimburgo, in occasione dell’uscita del suo album di debutto, Safe As War (Bulbless!, 2018). L’ascolto dell’album è un’esperienza surreale, ci troviamo catapultati in terre aliene e straniere. Il suono di Safe As War è una inedita mescolanza di Synth/ Mystic /Wave/ Hyperdelic /Pop, realizzato da FOREVER ALIEN con un approccio minimalista decisamente low-fi. E adesso, buona lettura e buon ascolto.

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©Fiona Rita Blyth

øTheP: Dove sei nato? Dove sei cresciuto?

FA: Nasco in una terra di confine dove si incrociano sfiorandosi vari mondi, varie epoche e vari stili. E cresco alla continua ricerca di un futuro per il presente, cercando di capire cosa c’è da dire oggi per plasmare il domani. E farlo con eleganza e ed attraverso un linguaggio criptico ma elementare.

øTheP:  Chi (o cosa ) ami?

FA: Sia che si viva con passione e impeto che con un acuto e rigido senso di avvedimento resta difficile distinguere l’agire dall’amare. Si agisce sempre in balia di un qualche, sempre fatale, innamoramento; amor proprio, amore fraterno, amore dei soldi, amore del gioco, delle donne ecc. ciò risulta essere il motore della quotidiana eccedenza o deficienza di scopo. Quando si cerca a fondo si realizza che l’ago oscilla costantemente fra il punto di quanto si è disposti ad amare e quello di quanto si è capaci di disaffezionarsi. Si è invischiati in un annoso tentativo di amare l’amore, che poi viene proiettato sulle cose; nei casi più fortunati su cose trasversali, come possono essere la verità, la giustizia o la libertà in quanto capaci di dare un senso all’insaziabile necessità del pensiero di fluire o altrimenti sull’arte in quanto spazio riservato all’esteta per sollazzarsi credendo impunemente di realizzare una qualche grande opera maneggiando il più potente veicolo d’informazione che l’uomo abbia mai sviluppato.

øTheP: Quando hai percepito per la prima volta il tuo talento creativo?

FA: Se si esclude il fatto che l’ingenuità infantile mi portava ad immaginare come mia professione l’inventore; direi che appena finita l’età fanciullesca, iniziando a rendermi conto del mondo in cui vivevo e del modo in cui viviamo sia stata più che altro una necessità quella di trovare qualcosa a cui dedicare un altrimenti ancor più vile esistenza, tralasciando certe secolari rassicurazioni che dolosamente animano la morte, non ho trovato mai di meglio da fare che cercare quella scintilla che, seppur per un attimo, illumina i giorni.

øTheP: Chi e/o cosa ti è stato di ispirazione e riferimento?

FA: Domanda troppo vaga, potrei e dovrei rispondere con centinaia di nomi e di movimenti e periodi nonché tentativi di dominio dell’espressione. Diciamo che si tenta di portare avanti ciò che uomini d’ingegno hanno fatto dall’inizio della storia ad oggi. Ognuno vive il suo tempo e questo crea una singolarità del momento; ma in realtà chi ha fatto cose importanti è stato sempre qualcuno animato dallo stesso sacro fuoco. Posso dire che mi piacciono i visionari, mi piacciono quelli che vanno per la propria strada, quelli che rischiano, quelli che sognano e quelli che hanno oltrepassato il recinto del proprio tempo.

øTheP: Come descriveresti la tua arte a qualcuno che non ha mai avuto occasione ascoltare i tuoi lavori?

FA: Direi che il senso è oltre i sensi. Siamo sensibili, sensitivi, sensienti e perfino laddove un senso forse neanche c’è ci ostiniamo e costringiamo ad interpretare ciò che ci circonda. Un buon attendente sà sempre di cosa si parla; e sceglie dove e come collocarsi. FOREVER ALIEN è un entità radicale ed estrema, se non addirittura esterna, che può essere apprezzata solo se accettata. Si ascolta ciò che si vuole sentire così come si sente ciò che si vuole ascoltare. Quindi credo che coloro armati di sufficiente volontà possano seguire le tracce. Per gli altri sarà come un flashback, una decompressione o solo un eco proveniente da un futuro lontano.

øTheP: Come ti prepari ad una giornata di lavoro o ad un progetto? Hai un tuo rituale?

FA: Non c’è un percorso univoco, ci sono idee, sentimenti e ispirazioni che quando intersecano lo stesso punto fanno si che la presunta quadratura del cerchio avvenga. Ad ogni modo devo constatare, ed ammettere, che da quando l’idea di FOREVER ALIEN SI è resa immanente, comprendendo l’oggetto della solitudine e il potere della moltitudine, la componente mistica si è resa imprescindibile; relegandomi e costringendomi all’interno di un innumerevole quantità di notti senza fine spese alla ricerca del silenzio necessario ad udire il canto distante ed impertinente delle immaginarie muse. Tentando di guardare oltre o a volte, inevitabilmente, dentro l’abisso.

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©Fiona Rita Blyth

øTheP: Qual è il tuo lavoro preferito tra quelli realizzati? Perché?

FA: Il mio primo e per ora ultimo disco è l’ovvia esposizione di ciò che mi spinge a perdurare in questa astrusa e ottusa battaglia che quotidianamente assilla. Se ci fosse davvero necessità di erigere obelischi per ogni picco raggiunto sarebbe assolutamente innecessaria ogni forma di cristallizzazione dell’opera.
Non c’è né modo né motivo alcuno per preferire quanto si ha, quando si ha a malapena il tempo per agire nella fugace vacuità del persistere.
Musicalmente credo di rappresentare la ricerca continua del riassumere ed emancipare ciò che è sfuggente o completamente assente. Tanto nelle melodie che nella ritmica. Solo un continuo di cenni e accenni estetici. Affrontando un problema alla volta in maniera totalitaria. Comprimendo piuttosto che dilatando. Incanalando piuttosto che emanando. Esorcizzando e focalizzando le facce di una realtà illusoriamente sempre identica. Con tutta la violenza e l’ineluttabilità della presenza.

øTheP: Se dovessi passare una giornata con qualcuno – vivo o meno che sia, chi vorresti con te e cosa speri di ricevere da una simile esperienza?

FA: Attualmente chiederei di incontrare Donald Trump per essere condotto nella stanza dove tiene il bottone rosso, quello grande, quello molto grande, quello più grande. E poi, a sua insaputa, premerlo; così che tutti questi fanatici possano finalmente vedere, come diceva Kim Fowley, cosa c’è dall’altro lato del sole. E successivamente richiederei un ingaggio governativo, quantomeno decennale, come artist-in-residence il sabato sera a Gaza e la domenica mattina in Vaticano.

øTheP: Qual è, se l’hai, la tua ambizione segreta?

FA: Chiudere tutti i musei, tutti i teatri, tutte le radio e tutte le sale da ballo, boicottare ogni festa o salotto buono; e vietare l’utilizzo di qualsiasi opera d’arte a scopo commerciale e in contesti non consoni. Fare in modo che l’arte sia costretta, letteralmente, a ritrovarsi per strada. Così da consegnare finalmente al meritato oblio questa mega sovrastruttura gestita da ciarlatani dell’artificio e professionisti della finanza che ha monopolizzato l’uso e il consumo di un qualcosa che non ha prezzo.
Dare inizio all’era rupestre del futuro prossimo.

øTheP: Qual è la tua parola preferita?

FA: Fascination/Disintegration.

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Safe as War di FOREVER ALIEN / Data di uscita: Aprile, 2018 / Etichetta: Bulbless! fondata da Dylan Iuliano aka “The delay in the universal loop” / Cover Artwork: Andrea Cerulo

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