Spazio Tudisco – Io nel frattempo ho finito il vino

Spazio Tudisco- The Passenger Times

Altro locale, ma stessi pomeriggi di vino, libri e parole che mi mancano tanto.
Ho trovato questo posto dove vengo a leggere, bere qualcosa e buttare giù idee per alimentare questo corpo a corpo in cui si realizza il mio rapporto conflittuale con la scrittura. L’arredamento è improbabile, ma in realtà è una concessione al gusto che tradisce una distrazione studiata. La cosa non mi infastidisce. Con la mia presenza aggiungo distrazione verace, a denominazione di origine controllata. Bevo un vino rosso, la tipa del locale dice sia siciliano. Ne prendo atto, con un cenno d’assenso automatico. Non sono solo. Ci sono altri tavoli animati. Delle ragazze prendono un tè con una signora anziana dal marcatissimo accento teutonico che assomiglia terribilmente a una delle due. Per me è la nonna. Ho deciso che è la nonna solo perché mi sorprenderebbe il contrario. La verità non è così importante quando hai bisogno di alimentare il tuo intuito. Hanno un cagnolino che a turno chiede coccole a tutti i tavoli. In realtà il suo non è un elemosinare, ma piuttosto un’imposizione: accarezzami, non ti costa niente, accarezzami e non fare storie. Alla fine tocca anche a me. Si avvicina, con quel rumore divertente di unghie sulle assi di legno, e impone la sua testa alle mie carezze. La padrona del cane, la nipote per intenderci (è la nonna, punto!), si scusa per il fastidio procurato e io le rispondo che non mi dà nessun fastidio. “È attratta dai tarallucci”. Con il vino mi hanno servito anche dei tarallucci e sembrerebbero questo il vero obiettivo del quadrupede. A proposito, si chiama Stella, c’è scritto su una targhetta che ha al collo. Pensavo fosse amore, invece è stata solo una breve passione dettata dalla psicosi della contemporaneità che, col tempo e a mia insaputa, si è convinta che l’alcool soffra di solitudine e debba necessariamente accompagnarsi a qualcosa che giustifichi il movimento delle mandibole. A fianco a me da qualche minuto si è seduta una signora sulla cinquantina. Indossa una bellissima giacca di pelle anni ’70 e, da come non riesce a controllare il tremare feroce della mano, immagino soffra di Parkinson. È un po’ che sta shakerando un bicchiere d’acqua. La tipa del locale la saluta chiamandola per nome, segno che la conosce ed è una cliente abituale, e poi l’accompagna a un tavolo che pare essere il solito, gesto che certifica che anche il tavolo la conosce. La tipa del locale si siede con lei, le chiede come sta e usa il tono confidenziale di chi è realmente interessato. La tipa del locale è gentile e mi fa venire voglia di promuoverla ad un nome. L’anagrafe non ha solo funzioni burocratiche, ma anche narrative. Io nel frattempo ho finito il vino. Tra poco chiederò alla tipa del locale (che per ora è solo un personaggio in cerca di autore) di riempirmi il bicchiere.
Ma niente tarallucci, Stella mi corteggerebbe solo per interesse.
E io ho un forte amor proprio.

Marco Tudisco, 2020

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